Decarbonizzare l’economia, cosa dice il Manifesto di Assisi e perché è importante

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Pubblicazione: 27 gennaio 2020

La risposta italiana alla crisi climatica e alle sfide economiche che ne conseguono non passa solo dai palazzi della politica e del nuovo PNIEC (Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima), ma anche dalle stanze della società civile, delle comunità confessionali e da dichiarazioni di intenti come il Manifesto di Assisi, presentato la settimana scorsa nei luoghi di San Francesco.

Il manifesto (link in basso), promosso da Fondazione Symbola e dal Sacro Convento di Assisi, ha già raccolto oltre 2.100 adesioni tra rappresentanti di istituzioni, mondo economico, politico, religioso e della cultura.

Secondo Ermete Realacci, presidente di Symbola, e Padre Enzo Fortunato, direttore della rivista San Francesco, “il Manifesto di Assisi è una nuova alleanza che tesse una rete tra economia, cultura e ricerca con il contributo delle migliori energie tecnologiche, istituzionali, politiche, sociali, religiose e culturali del Paese.”

Secondo i promotori dell’iniziativa, “affrontare con coraggio la crisi climatica non è solo necessario ma rappresenta una grande occasione per rendere la nostra economia e la nostra società ‘abitabile’, green e per questo più capaci di futuro”.

Fra i punti salienti che il Manifesto di Assisi intende promuovere, ci sono la partecipazione dei cittadini, ispirata fra le altre cose all’enciclica Laudato Sì di Papa Francesco, e l’economia circolare, come strategia chiave per ridurne l’impatto climatico-ambientale e favorire la decarbonizzazione.

Secondo il manifesto, la transizione energetica verso emissioni nette di gas serra pari a zero entro il 2050 non serve solo alla salute umana e dell’ambiente.

“La nostra green economy rende più competitive le nostre imprese e produce posti di lavoro affondando le radici, spesso secolari, in un modo di produrre legato alla qualità, alla bellezza, all’efficienza, alla storia delle città, alle esperienze positive di comunità e territori. Fa della coesione sociale un fattore produttivo e coniuga empatia e tecnologia. Larga parte della nostra economia dipende da questo” si legge nel manifesto.

Il progetto intende anche catalizzare quante più energie positive possibili, in una fase storica in cui c’è un diffuso pessimismo nella capacità delle istituzioni di risolvere problemi difficili come la disoccupazione e la crisi del clima.

Secondo gli estensori del manifesto, “i nostri problemi sono grandi e antichi: non solo il debito pubblico ma le diseguaglianze sociali e territoriali, l’illegalità e l’economia in nero, una burocrazia spesso inefficiente e soffocante, l’incertezza per il presente e il futuro che alimenta paure. Ma l’Italia è anche in grado di mettere in campo risorse ed esperienze che spesso non siamo in grado di valorizzare. Noi siamo convinti che non c’è nulla di sbagliato in Italia che non possa essere corretto con quanto di giusto c’è in Italia.”

Secondo l’Associazione Nazionale Comuni Italiani, si tratta di “una grande alleanza tra istituzioni, mondo economico, industriale, politico e religioso, società civile, cittadini comuni. Tutti con un unico obiettivo: rispondere con fatti concreti alla crisi climatica” perseguendo una società più a misura di essere umano.

Insomma, i promotori del manifesto di Assisi ritengono che la sfida della crisi climatica possa essere l’occasione per rilanciare l’Italia anche economicamente e dal punto di vista dell’equità sociale, facendo propri e interpretando in chiave italiana i temi del Green New Deal americano prima ed europeo poi.

“Noi, in ogni caso, nei limiti delle nostre possibilità, lavoreremo in questa direzione, senza lasciare indietro nessuno, senza lasciare solo nessuno. Un’Italia che fa l’Italia, a partire dalle nostre tradizioni migliori, è essenziale per questa sfida e può dare un importante contributo per provare a costruire un mondo più sicuro, civile, gentile,” concludono gli autori del manifesto.