Esaurite le risorse annuali del pianeta, guadagnato un mese per effetto del lockdown

Esaurite le risorse annuali del pianeta, guadagnato un mese per effetto del lockdown
Pubblicazione: 24 agosto 2020
La buona notizia è che quest'anno le risorse del pianeta si sono esaurite più tardi rispetto all'anno scorso. L'Overshoot Day, cioè il giorno dell'anno nel quale entriamo ufficialmente in debito con gli ecosistemi naturali per le risorse che consumiamo, quest'anno cade il 22 agosto, quasi un mese dopo rispetto all'anno scorso, quando era caduto il 19 luglio.

Sono stati i lockdown causati dalla pandemia di Covid-19 che ci hanno bloccati a casa, mandando a picco i consumi in tutto il mondo. Era da 15 anni che l'Overshoot Day non si registrava così tardi: nel 2005 cadde il 25 agosto.

La cattiva notizia è che questa riduzione non può essere considerata un successo, perché non si tratta di un cambiamento strutturale, ma solo di una ricaduta temporanea data dall'impatto della pandemia e delle misure adottate dai governi. In pratica, il mese guadagnato non è merito nostro, ma solo un effetto del coronavirus che potrebbe essere vanificato già il prossimo anno, se non interveniamo sul nostro modo di produrre, distribuire e consumare.
A calcolare il giorno del “sovrasfruttamento” del pianeta è il Global Footprint Network, un centro di ricerca internazionale fondato nel 2003 dall'ambientalista svizzero Mathis Wackernagel, che tiene la contabilità dello sfruttamento delle risorse naturali da parte dell'umanità, cioè della nostra impronta ecologica.

Il giorno in cui il pianeta non riesce più a “star dietro” alle nostre richieste e a rigenerare le risorse che chiediamo per vivere, mangiare, produrre energia, assorbire i nostri gas inquinanti, segna l'inizio del debito, l'Overshoot Day: da quel momento e fino alla fine dell'anno vivremo consumando risorse che la Terra non è in grado di rigenerare in quell'anno, di fatto sottraendole al futuro.

Allo stato attuale delle cose, la Terra impiega un anno e otto mesi per rigenerare le risorse che consumiamo in un anno. L'umanità, infatti, utilizza attualmente il 60% in più di quanto si possa rinnovare all'interno dello stesso anno. In pratica, è come se si consumassero le risorse di 1,6 pianeti Terra.

Oltre metà dell'impronta ecologica dell'umanità è costituita dall'impronta di carbonio. Immettiamo in atmosfera molti più gas serra di quanti la Terra, attraverso foreste e oceani, riesca ad assorbire, e gli effetti sono sotto i nostri occhi. È la voce di “spesa” che cresce più rapidamente in questo disastroso bilancio: dal 1970 ad oggi la nostra impronta di carbonio globale, misurata in ettari, è più che raddoppiata.

L'emergenza climatica è, insieme alla perdita di biodiversità, il triste risultato di questa esosa richiesta al pianeta. Decarbonizzare la nostra economia non solo inciderebbe sulla crisi del clima, ma porterebbe un migliore equilibrio sulla bilancia che vede da una parte l'impronta ecologica e dall'altra la biocapacità terrestre. Dimezzando l'impronta di carbonio arriveremmo a consumare le risorse di “appena” 1,1 Terre e sposteremmo in là la data dell'Overshoot Day di 93 giorni.

Quest'anno il coronavirus ha chiuso gli uffici e i negozi, azzerato gli spostamenti e il turismo, mettendo in ginocchio l'economia, riducendo del 9,3%, rispetto all'anno scorso, l'impronta ecologica dell'umanità. Gli studi del team di Wackernagel indicano che nel 2020 le emissioni di carbonio sono scese del 14,5%, grazie alla flessione dei consumi energetici e di prodotti forestali (-8,4%). Questo scarto da un anno all'altro è il più netto dall'inizio degli anni Settanta, da quando si calcola l'Overshoot Day.

Nel corso dei decenni ci sono stati fattori in grado di spostare in avanti la data, come la crisi economica del 2008, ma mai con un salto così marcato. Si tratta però di una riduzione che non è destinata a durare molto: per l'anno prossimo è già previsto un rimbalzo dei consumi, che sposterà di nuovo indietro il giorno dello sovrasfruttamento del pianeta.