Idrogeno, ecco come Germania e Francia spingono sull’acceleratore

IDROGENO, ECCO COME GERMANIA E FRANCIA SPINGONO SULL’ACCELERATORE
Pubblicazione: 2 settembre 2020
Ci sono attualmente 50 progetti per l’idrogeno verde sulla rampa di lancio nel mondo, con una capacità rinnovabile stimata di circa 50 GW.

Gli investimenti complessivi ammontano a circa 75 miliardi di dollari, per produrre 4 milioni di tonnellate di combustibile l’anno. I dati sono dell’Institute for Energy Economics and Financial Analysis (IEEFA) che segnala come alcune delle iniziative più interessanti giungono dall’Europa, in particolare da Germania e Francia.

Progetti nell’industria pesante in Germania

Pochi giorni fa, l’Amministratore Delegato di Thyssenkrupp, Martina Merz, ha illustrato la trasformazione verde del maggiore gruppo siderurgico tedesco al ministro dell’economia federale Peter Altmaier e al premier della Renania settentrionale-Vestfalia, Armin Laschet, nell’ambito di quello che è stato definito un Piano d’Azione per l’Acciaio, basato appunto sull’idrogeno, soprattutto quello rinnovabile.

L’avvio del progetto ruota attorno alla costruzione del primo cosiddetto “altoforno 2.0”, un impianto di riduzione diretta con un’unità di fusione integrata presso lo stabilimento di Thyssenkrupp a Duisburg – il più grande sito di produzione integrata di acciaio d’Europa.

“Oggi la Thyssenkrupp invia un segnale forte per un’ambiziosa tutela del clima da parte dell’industria. L’acciaio è una delle principali industrie tedesche. Dobbiamo fare tutto il possibile per garantire che in futuro in Germania si produca acciaio verde, rispettoso del clima e competitivo. Con l’Handlungskonzept Stahl (Piano d’Azione per l’Acciaio) abbiamo definito le condizioni quadro. Ora si tratta di tradurle in progetti concreti. L’impianto di riduzione diretta previsto ne è un ottimo esempio”, ha detto Il ministro federale dell’economia Peter Altmaier, commentando l’iniziativa di Thyssenkrupp.

“Thyssenkrupp ha l’opportunità di scrivere ancora una volta la storia dell’industria se l’azienda procederà risolutamente nella sua trasformazione verso un’industria neutrale dal punto di vista climatico e nello sviluppo dell’acciaio verde. Noi, come politici, sosterremo l’industria in questo processo. Questa è una sfida per tutti: i governi federali e statali, e anche l’Unione Europea,” ha detto il premier dello Stato del Nord Reno-Westfalia.

Il progetto di Duisburg riguarderà in gran parte impianti già esistenti, che riusciranno a mantenere l’intero portafoglio prodotti, il che significa che i costi di investimento e di gestione saranno notevolmente inferiori, ha comunicato l’azienda in una nota.

L’efficientamento degli impianti verso la neutralità climatica è fondato su una innovazione tecnica: il materiale solido prodotto nell’impianto di riduzione diretta viene liquefatto in un’unità di fusione integrata – un altoforno 2.0 appunto – per la produzione di “metallo elettrico ad alta temperatura” da alimentare in futuro con idrogeno verde ed energia rinnovabile.

Il primo impianto di riduzione diretta con unità di fusione avrà una capacità produttiva annua di 1,2 milioni di tonnellate. Finché l’idrogeno non sarà disponibile in quantità sufficiente, l’impianto potrà funzionare con gas naturale, ha indicato l’azienda.

Per raggiungere gli obiettivi climatici dall’accordo di Parigi, Thyssenkrupp intende ridurre le sue emissioni di CO2 del 30% entro il 2030 e prevede di completare la parte principale dell’impianto di Duisburg entro il 2025, producendo a regime 400.000 tonnellate di acciaio verde. Per il 2030, l’azienda punta a 3 milioni di tonnellate di acciaio neutro dal punto di vista climatico.

La Germania, da parte sua, ha deciso di allocare all’idrogeno quasi un quinto delle risorse di stimolo all’economia messe a sua disposizione dal Recovery Fund europeo, come raccontato in un precedente articolo. Sette miliardi di euro supporteranno la propria industria dell’idrogeno e la realizzazione di 5.000 MW di impianti di elettrolisi entro il 2030.

Francia, idrogeno anche per i trasporti

In Francia, intanto, la legislazione per promuovere la produzione di idrogeno rinnovabile e a basse emissioni di carbonio dovrebbe essere pronta quest’autunno, ha dichiarato pochi giorni fa un portavoce della Association Française pour l’Hydrogène et les Piles à Combustible (AFHYPAC) a S&P Global Platts.

Con il suo piano nazionale per l’idrogeno, pubblicata a fine luglio, l’AFHYPAC sta spingendo affinché le nuove regole includano un incentivo che colmi il divario tra il costo della produzione di idrogeno a base fossile e la produzione di idrogeno rinnovabile a basso contenuto di carbonio, oltre a comprendere misure come la tracciabilità attraverso i certificati di origine.

Nel piano (pdf), l’associazione chiede che la Francia costruisca 7 GW di capacità di elettrolisi entro il 2030, producendo 700.000 tonnellate di idrogeno potenzialmente verde all’anno, se si riuscirà a produrlo tutto con le energie rinnovabili. Si tratterebbe del 50% dell’attuale consumo nazionale, un obiettivo più ambizioso dell’attuale target ufficiale del 20-40% al 2030.

Il piano di AFHYPAC costerebbe 24 miliardi di euro, ha detto il portavoce. L’associazione vuole che il governo francese si faccia carico di circa la metà dei costi, suddivisi tra 6,7 miliardi di euro di investimento e 3,6 miliardi di euro di costi di produzione.

“L’industria e gli investitori hanno bisogno di chiarezza e di un quadro di riferimento per diversi anni, da qui al 2030, più un sostegno a diversi livelli”, se si vuole che l’industria raggiunga economie di scala, ha detto il portavoce.

Le altre richieste dell’associazione comprendono incentivi per l’acquisto di veicoli alimentati a idrogeno, il sostegno per la creazione di infrastrutture per la ricarica dei veicoli, una quota riservata all’idrogeno nei piani di decarbonizzazione del settore taxi e che entro il 2030 il 10% dei gasdotti sia dedicato al trasporto dell’idrogeno.