Mascherine e guanti inquinano

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Pubblicazione: 31 marzo 2020
Se fino a poche settimane fa chi indossava la mascherina per farsi una passeggiata in città, andare a fare la spesa, in posta o in farmacia era ancora guardato con divertimento, oggi non è più così: guanti e mascherine monouso sono entrati a far parte del nostro quotidiano e non sono più uno strano fenomeno.

Non analizziamo il fenomeno sociale. Non discutiamo nemmeno della loro reale efficacia. L’infettivologo e direttore sanitario della Clinica Luganese Moncucco Christian Garzoni lo ha spiegato qualche giorno fa ai microfoni della RSI: la mascherina "serve a chi manifesta dei sintomi. E serve quando una persona ha un contatto con un’altra. Camminare da soli con la mascherina è un non senso. Anzi, è peggio, perché così si sprecano risorse preziose".

Sta di fatto che in molti la usano, in particolare quando escono per fare la spesa. Spesso in combinazione con dei guanti monouso. Poi però, vuoi per paura di venire in contatto con la parte "contaminata", vuoi per pigrizia, li lasciano nei carrelli oppure li gettano per terra. Un problema che sta assumendo un’importanza sempre maggiore, al punto che già sulle spiagge asiatiche se ne ritrovano centinaia, come documentano diverse immagini che circolano da diversi giorni sui social media. Oltre all’imminente disastro ecologico, non va sottovalutato il rischio sanitario: quanto ci si sentirà al sicuro se, la prossima estate, mentre sdraiati in spiaggia a prendere il sole, l’acqua porterà alla riva non solo conchiglie e alghe, ma anche materiale sanitario potenzialmente infetto scartato?

Non aiuta nemmeno la raccolta differenziata: diversi comuni italiani – non abbiamo per il momento trovato raccomandazioni specifiche in Svizzera – invitano gli abitanti risultati positivi al tampone di interrompere la raccolta differenziata. Tutti gli altri sono invece invitati a continuare a farla, ma di gettare fazzoletti usati, guanti e mascherine nell’indifferenziata, destinata all’inceneritore.