Più di cento banche in tutto il mondo s’impegnano a lottare per il clima

Più di cento banche in tutto il mondo s’impegnano a lottare per il clima
Pubblicazione: 24 settembre 2019
Come rendere la finanza globale più “verde” è uno dei temi centrali al Climate Action Summit di New York, l’incontro speciale delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici.

Così un gruppo di 130 banche di tutto il mondo – c’è anche l’italiana Intesa Sanpaolo – che nel complesso gestisce un portafoglio di 47.000 miliardi di dollari, pari a un terzo dell’intero patrimonio degli istituti di credito, ha appena lanciato le nuove linee-guida per un settore bancario più “responsabile” e attento all’ambiente, Principles for Responsible Banking.

L’impegno è allineare gli strumenti finanziari globali con gli obiettivi climatici stabiliti negli accordi di Parigi e con i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG: Sustainable Development Goals) concordati dalle Nazioni Unite nel 2015, tra cui l’accesso universale all’energia, all’acqua pulita e ai servizi igienico-sanitari, l’azzeramento della fame e della povertà, la lotta contro i cambiamenti climatici, eccetera.

I pilastri di un settore bancario responsabile sono sei.

Oltre al primo principio, che prevede l’allineamento con gli accordi di Parigi, si parla di: ridurre gli impatti negativi sull’uomo e sull’ambiente delle proprie attività e dei propri servizi-prodotti; favorire le pratiche sostenibili da parte dei clienti; collaborare attivamente con i portatori d’interesse (stakeholder) per conseguire gli obiettivi; sviluppare la cultura di un settore bancario più responsabile; essere trasparenti per quanto riguarda gli impatti positivi/negativi e il raggiungimento dei traguardi di sostenibilità.

Queste linee-guida sono state definite da una trentina di banche in collaborazione con il programma ambientale e finanziario delle Nazioni Unite, Unep-Fi (United Nations Environment Programme – Finance Initiative).

E le banche fondatrici hanno già sottoscritto un impegno collettivo per l’azione climatica: Collective Commitment to Climate Action.

In particolare, i firmatari intendono allineare i loro portafogli finanziari alle esigenze di un’economia a basse emissioni di carbonio, necessario per limitare il surriscaldamento del Pianeta sotto 2 gradi centigradi.

Inoltre, s’impegnano a facilitare la transizione economica richiesta per ottenere la “neutralità climatica” (climate neutrality) e a divulgare periodicamente i progressi compiuti su questo fronte.

Una di tali banche, Natixis, informa una nota, è la prima al mondo a gestire attivamente l’impatto climatico dei propri finanziamenti, attraverso il Green Weighting Factor.

Si tratta, in sintesi, di un meccanismo di rating che attribuisce un rischio maggiore/minore agli investimenti in base alle possibili conseguenze negative sul clima e più in generale sull’ambiente.

In tema di finanza “verde” ricordiamo infine che di recente la campagna mondiale per disinvestire dai combustibili fossili ha superato 11.000 miliardi di dollari.