Cambiamento climatico e agricoltura intensiva hanno spazzato via la metà degli insetti

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Pubblicazione: 26 aprile 2022
Secondo uno studio pubblicato da Nature, in determinate aree del mondo, l’intervento umano, i cambiamenti climatici e l’agricoltura intensiva hanno dimezzato la presenza di insetti. La ricerca dell’University College London ha dimostrato una interazione tra aumento delle temperature, cambiamenti di utilizzo dei suoli e perdita di insetti in tutto il pianeta. «Molti insetti sembrano essere molto vulnerabili alle pressioni umane, il che è preoccupante in quanto il cambiamento climatico si aggrava e le zone agricole continuano ad espandersi», afferma in una nota Charlie Outhwaite del l’UCL. Secondo il ricercatore i dati acquisiti mostrano «l’urgenza di adottare misure per preservare gli habitat naturali, frenare l’espansione dell’agricoltura ad alta intensità e ridurre le emissioni per mitigare il cambiamento climatico».

Gli effetti sugli ecosistemi
Gli effetti del cambiamento climatico sugli insetti potrebbero avere impatti non solo sull’ambiente, ma anche sulla salute umana e sulla sicurezza alimentare. In particolare per esempio molti degli insetti a rischio o già diminuiti sono impollinatori. Questi ultimi sono più vulnerabili: la loro presenza è diminuita di oltre il 70% rispetto alle aree selvatiche.

La ricerca tuttavia potrebbe essere solo un punto di partenza: «I nostri risultati possono rappresentare solo la punta dell’iceberg, poiché ci sono prove limitate in alcune aree, in particolare nei tropici, che troviamo avere riduzioni piuttosto elevate nella biodiversità degli insetti nelle aree più colpite» ha commentato Outhwaite. Lo studio combina i dati sulle variazioni di temperatura di determinate aree e sul cambio d’uso dei suoli con quelli sulla biodiversità. Sotto indagine gli insetti di più di 6.000 luoghi distribuiti su tutto il Pianeta negli ultimi 20 anni.

Le conclusioni degli studiosi sono che dove si pratica agricoltura intensiva e c’è maggior riscaldamento climatico gli insetti sono meno che altrove. Il numero complessivo di insetti diminuisce infatti del 49%, quello delle specie esistenti del 29.

Dati peggiori in aree tropicali e zone di agricoltura ad alta intensità
I cali maggiori di biodiversità sono stati registrati nelle zone tropicali, dove maggiormente insiste il cambiamento climatico e questo si ripercuote sugli insetti. Nelle aree in cui invece c’è maggiore riscaldamento climatico ma si pratica agricoltura a bassa intensità gli effetti risultano attenuati. Il dato potrebbe derivare dall’esistenza di un habitat naturale prossimo. Per esempio: se un terreno era ricoperto al 75% di habitat naturale, la riduzione degli insetti dovuta al cambiamento climatico arrivava solo al 7%. Si arrivava invece a una perdita del 63% di esemplari in zone in cui la copertura di habitat naturale era appena del 25%.

Secondo l’UCL si tratta di un dato spiegabile: “Molti insetti dipendono dalle piante per ottenere ombra nelle giornate calde, quindi la perdita di habitat naturali potrebbe renderli più vulnerabili al riscaldamento climatico”. Questi dati potrebbero però essere parziali: esistono molte aree che hanno subito impatti antropici prima del periodo preso in considerazione. Oltre a questo, la ricerca non considera una serie di fattori, come ad esempio l’inquinamento.