Cop26: cosa prevede l’accordo per tagliare le emissioni di metano e perché è importante

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Pubblicazione: 5 novembre 2021
“Quando si parla di azione per il clima – ha detto la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen – guardiamo a due orizzonti: c’è quello della neutralità climatica entro la metà del secolo; e ce n’è uno più vicino, quello che sentiamo molto più urgente, del 2030. Abbiamo bisogno di grandi cambiamenti strutturali per raggiungere i nostri obiettivi per il 2050, ma non possiamo aspettare il 2050. Dobbiamo ridurre le emissioni velocemente. Il metano è uno dei gas con cui possiamo farlo più rapidamente, e questo rallenterà immediatamente il cambiamento climatico”.

L’iniziativa permetterà di ridurre il riscaldamento globale di almeno 0,2 gradi Celsius entro il 2050, fornendo una base fondamentale per gli sforzi di mitigazione del cambiamento climatico. La Coalizione per il clima e l’aria pulita e il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente calcolano che ridurre le emissioni di metano del 30% entro il 2030 permetterebbe di eviterebbe oltre 200.000 morti premature, centinaia di migliaia di visite al pronto soccorso legate all’asma e oltre 20 milioni di tonnellate di perdite di raccolto all’anno.

Il metano è il secondo più importante gas serra dopo l’anidride carbonica nel contribuire alle emissioni, ma nell’atmosfera dura solo dodici anni, rispetto alle centinaia di anni della Co2 e quindi per questo ridurre il metano può rallentare il ritmo del riscaldamento nel breve termine.

Stati Uniti e Unione europea hanno annunciato un’espansione del sostegno finanziario per il Global Methane Pledge: filantropi di tutto il mondo hanno impegnato 328 milioni di dollari per sostenere questo tipo di strategie. Anche la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, la Banca europea per gli investimenti e il Fondo verde per il clima sosterranno il progetto.

I potenziali benefici di questa strategia di riduzione delle emissioni di metano sono enormi: gli scienziati credono che potrebbe aiutare il mondo ad evitare 0,3 °C di riscaldamento in più entro il 2040.

Al Global Methan Pledge hanno aderito alcuni dei maggiori emettitori di metano al mondo: Stati Uniti, Brasile, Indonesia, Nigeria, Pakistan e Messico. Restano fuori gli altri quattro: Cina, Russia, India e Iran. Ma ci sono anche tre grandi assenti: Russia, Cina e India. La loro defezione potrebbe pesare sul raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni.

Nonostante questo, la maggior parte degli osservatori vede l’accordo raggiunto in occasione della Cop26 come un buon passo verso la decarbonizzazione. Circa il 40% delle emissioni di metano provengono da fonti naturali come le zone umide, ma la quota maggiore proviene da una serie di attività umane che vanno dall’agricoltura (40% delle emissioni umane) ai rifiuti (20%).

Il metano è responsabile del 30% del riscaldamento globale e dal periodo preindustriale ad oggi le sue emissioni sono più che raddoppiate. Ad oggi, secondo un recente rapporto il rapporto dell’Unep, l’Agenzia Onu per l’Ambiente, ogni anno rilasciamo in atmosfera circa 380 milioni di tonnellate di metano.

Secondo l’Agenzia Onu si può arrivare ad abbattere il 20% delle emissioni provocate dall’uomo entro il 2030 con una serie di misure tecniche a basso costo o nullo. Mentre con il passaggio dal gas naturale alle rinnovabili, con alcuni cambiamenti nelle diete e la riduzione degli sprechi alimentari si potrebbero ridurre di un ulteriore 15%. Mettendo insieme tutte le misure strutturali e comportamentali, si potrebbe arrivare ad abbattere fino al 45% delle emissioni rispetto al 2015.