Elettricità e gas a prezzi record, perché l’energia è sempre più cara

Elettricità e gas a prezzi record, perché l’energia è sempre più cara
Pubblicazione: 1 luglio 2021
Splende il sole e gli europei sognano le vacanze al mare, ma sul mercato del gas è come se fosse pieno inverno. Gli stoccaggi del Vecchio continente non sono mai stati così vuoti in questo periodo dell’anno, quando invece dovremmo fare provviste per quando l’inverno arriverà davvero. E il prezzo del combustibile minaccia di bruciare ogni record del passato: al Ttf, l’hub principale, si è già arrivati a sfiorare 32 euro per Megawattora, il massimo da 13 anni e ormai non lontano dal picco storico di 35,60 euro raggiunto a ottobre 2008.

L’elettricità segue a ruota. In Italia il Pun (Prezzo unico nazionale) ha superato 100 €/MWh per la prima volta da tre anni (o da otto, se teniamo conto della stagione).

Bollette più salate e ulteriori rischi per l’inflazione sono un esito quasi scontato nei prossimi mesi, a meno di una brusca inversione di tendenza che per ora non si intravvede.

Un comparto in tensione
È tutto il comparto dell’energia – e più in generale quello delle materie prime – ad essere in tensione. Il petrolio ha superato 75 dollari al barile, ai massimi da aprile 2019, mentre i diritti europei per le emissioni di C02 scambiano intorno a 55 euro per tonnellata, di nuovo vicino al record di 56,90 euro toccato a maggio e lanciati secondo molti analisti a raggiungere quotazioni a tre cifre sull’onda delle politiche Ue per la decarbonizzazione.

Con il gas è una rincorsa senza fine: più il prezzo sale più costano cari anche i permessi per inquinare (e viceversa), perché altrimenti verrebbe meno la spinta ad abbandonare la generazione a carbone. Ci sono le rinnovabili, che guadagnano spazio e dovranno guadagnarne sempre di più in futuro, ma ancora non bastano per affrancarci del tutto dai combustibili fossili.

Il problema è che oggi il gas è troppo scarso e troppo caro, al punto che persino nell’Europa del Green Deal abbiamo fatto passi indietro: i consumi di carbone quest’anno sono aumentati del 10-15%, fa notare Andy Sommer, analista di Axpo Solutions AG. Il motivo? «La domanda di energia è stata piuttosto forte con il recupero dalla pandemia e gli stoccaggi di gas sono così bassi che l’Europa non può permettersi di ricavare elettricità extra da questo combustibile».

La riduzione delle scorte
Complice una primavera fredda e piovosa, a maggio stavamo ancora prelevando dalle scorte di gas. E oggi fatichiamo a ricostituirle. Persino la Russia, fatto inedito, si sta tenendo ai margini del mercato limitandosi a fornire i volumi garantiti per contratto: una strategia che si sospetta guidata dalla volontà di forzare la mano sul Nord Stream 2, il contestatissimo gasdotto che Mosca punta a completare entro agosto e che – benché graziato dalle sanzioni Usa – deve ancora superare scogli regolatori proprio nell’Unione europea.

Se Nord Stream 2 non entrerà in funzione l’Europa negli ultimi 4 mesi dell’anno potrebbe andare incontro a carenze di gas, avverte un rapporto dell’Icis. «Il rischio non è immediato e comunque non dobbiamo pensare a un’interruzione dei flussi come quando ci fu l’esplosione a Baumgarten nel 2017», precisa Tom Marzec-Manser, lead European gas analyst della società al Sole 24 Ore. «Ma se non riempiamo in fretta gli stoccaggi potremmo avere dei problemi».

Un trend di rincari
Come minimo il prezzo del gas continuerà a salire, un rischio cui «è esposta anche l’Italia, nonostante la situazione migliore che altrove sul fronte degli stoccaggi»: li abbiamo già riempiti al 64%, mentre quelli del Vecchio continente in media sono appena al 45% della capacità secondo gli ultimi dati del Gie, oltre un quinto in meno rispetto alla media stagionale.

«Non c’è nulla che faccia sospettare che Gazprom non stia rispettando gli obblighi contrattuali – afferma Marzec-Manser – Ma di certo non utilizza la flessibilità di cui dispone: i volumi che offre sul mercato sono addirittura inferiori a quelli dello stesso periodo del 2019, una cosa difficile da spiegare agli attuali livelli di prezzo, anche considerato il costo elevato del transito in Ucraina».

Per sottrarci ai ricatti non possiamo fare conto sul gas dagli Stati Uniti. Anche il Gnl, di qualsiasi origine, non arriva in Europa se non nelle quantità garantite per contratto. «I carichi spot vanno quasi tutti in Asia, dove i prezzi sono ancora più alti», spiega Marzec-Manser. Il Gnl per agosto diretto in Cina vale 12,55 $/MMBtu rileva Icis, contro un prezzo equivalente di 10,934 $/MMBtu per il gas al Ttf nello stesso mese.