Idrogeno, i piani della Germania rischiano di accelerare il riscaldamento globale

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Pubblicazione: 19 aprile 2022
Una cosa è chiara a tutti i politici e gli esperti: la Germania è un paese importatore di energia.

Per muoversi verso la neutralità climatica, il governo tedesco vuole fare affidamento principalmente sull’importazione di molecole di idrogeno da tutto il mondo: uno sforzo che è stato ulteriormente accelerato a causa della guerra in Ucraina e della dipendenza della Germania dalle importazioni di energia dalla Russia.

L’idea è di dividere le molecole di acqua con l’aiuto di elettricità rinnovabile, quindi spedire l’idrogeno ricavato dal procedimento in Germania, dove verrebbe usato come materia prima e fonte di energia per l’industria. Per questo, Habeck ha recentemente annunciato una partnership sull’idrogeno con gli Emirati Arabi Uniti.

La creazione di “catene di approvvigionamento dell’idrogeno” globali servirebbe “al raggiungimento dei nostri obiettivi climatici e allo stesso tempo alla nostra sicurezza energetica”, ha affermato Habeck il 21 marzo.

Anche il ‘Berlin Energy Transition Dialogue’ che si è svolto al Foreign Office britannico all’inizio aprile si è concentrato sull’economia globale dell’idrogeno. I rappresentanti dei governi di tutto il mondo hanno concordato contratti iniziali tra loro e con i rappresentanti tedeschi per la fornitura di idrogeno.

Il commercio mondiale di idrogeno è appoggiato dalla fondazione governativa tedesca H2Global, che sosterrà il commercio del gas con 900 milioni di euro provenienti Dale casse dello stato.

Dubbi sulla decarbonizzazione

Tuttavia, ci sono dei dubbi sul fatto che l’idrogeno, che dovrebbe decarbonizzare i processi industriali così come il trasporto marittimo e l’aviazione, riuscirà a mantenere le sue promesse.

L’idrogeno, infatti, potrebbe essere molto più dannoso per il clima di quanto inizialmente creduto, soprattutto se dovessero esserci delle perdite e il gas dovesse entrare nell’atmosfera prima di essere utilizzato.

“Stimiamo che il GWP(100) dell’idrogeno sia 11 ± 5; un valore superiore di oltre il 100% rispetto ai calcoli pubblicati in precedenza”, scrive uno studio del governo del Regno Unito commissionato dal Dipartimento per le imprese, l’energia e la strategia industriale.

Il GWP, o potenziale di riscaldamento globale, misura il contributo relativo che vari composti chimici danno all’effetto dei gas serra. Basato sulla CO2, il GWP mostra quanto gas come il metano o i clorofluorocarburi (ora vietati) siano peggiori per il clima e il riscaldamento della Terra.

Il dato del rapporto significa quindi che l’idrogeno sarebbe al massimo sei volte peggiore per il clima, rispetto alla CO2, in un periodo di 100 anni. Nella peggiore delle ipotesi, l’idrogeno potrebbe anche rivelarsi 16 volte più dannoso del più diffuso gas serra.

Accelerare il cambiamento climatico

Secondo lo studio, dunque, l’idrogeno contribuirebbe in modo significativo al cambiamento climatico, anche in un arco di tempo di soli 20 anni.

“Per un orizzonte temporale di 20 anni, il GWP(20) per H2 è 33 [33 volte peggiore per il clima rispetto alla CO2], con un intervallo di incertezza da 20 a 44”, hanno affermato gli autori.

L’idrogeno non è di per sé un “vero” gas serra e mostra i suoi effetti principalmente stabilizzando altri gas in un modo nuovo.

“L’idrogeno che fuoriesce nell’atmosfera è un potente gas serra perché prolunga la vita del metano nell’atmosfera, quindi rimane lì e continua a contribuire all’effetto serra”, ha spiegato Steven Hamburg, scienziato dell’ong statunitense Environmental Defense Fund (EDF) e autore principale del rapporto delle Nazioni Unite sul clima.

“L’idrogeno reagisce nella troposfera e forma ozono, che contribuisce anch’esso all’effetto serra. E l’idrogeno decade nella stratosfera in vapore acqueo, che pure contribuisce all’effetto serra”, ha aggiunto.

L’impatto negativo dell’idrogeno è stato già segnalato l’anno scorso, il che significa che le scoperte degli scienziati britannici non fanno che rafforzare ulteriormente il fatto che l’idrogeno non è una fonte di energia “verde” a impatto climatico zero, almeno per ora

Tuttavia, non è ancora noto esattamente quanto idrogeno potrebbe essere disperso nell’atmosfera. Sebbene sia previsto un fiorente commercio di idrogeno a partire dal 2025, la produzione è stata finora limitata. Praticamente nessun quantitativo di idrogeno è stato spedito finora.

L’idrogeno “è, per così dire, una tecnologia in fase di sviluppo, che ora ha superato lo stato di test ed è in procinto di crescere”, ha spiegato Habeck lunedì 11 aprile.

Quello che è certo è che le molecole di idrogeno sono molto più piccole delle molecole di metano, e oggi sappiamo che circa lo 0,5-3% del metano fuoriesce già durante il trasporto, secondo Falko Ueckerdt, ricercatore climatico presso il Potsdam Institute for Climate Research.

La maggior parte dell’idrogeno fuoriuscirebbe durante il trasporto via nave, ad esempio dagli Emirati Arabi Uniti. Se l’idrogeno venisse trasportato in forma liquida dalle petroliere, oltre il 13% del carico potrebbe andare perso lungo il percorso, scrive Recharge News, riferendosi a un altro studio del ministero britannico.

L’ottimismo resta

Tuttavia, secondo gli analisti, ci sono anche motivi di ottimismo.

L’esperto di idrogeno Gniewomir Flis ha affermato di “non essere troppo preoccupato per le perdite di idrogeno” perché l’idrogeno è “relativamente molto più costoso” del gas fossile, il che creerà incentivi per frenare le perdite.

Flis prevede inoltre che molto idrogeno verrà consumato nei luoghi dove viene prodotto, il che ridurrà al minimo il rischio di perdite.